C’è un partito schierato per il Sì al referendum sulla giustizia mentre il suo leader sostiene il No. Nulla di grave, a volte succede che il sentiment del segretario e quello del partito possano differire. È chiaro però che quando accade c’è solo un modo per appianare le divergenze: il leader, rifacendosi alla maggioranza, abbraccia la posizione degli iscritti e se ne fa carico. Stavolta però le cose non sono andate in questo modo. Ma facciamo un passo indietro. Appena è iniziata la discussione sulla riforma della giustizia Riccardo Magi, sì stiamo parlando di lui, ha sentenziato: «La separazione delle carriere è giusta, ma questa riforma non lo è». E ancora: «Con questa riforma avremo un esercito di 1300 procuratori che si muovono in totale autonomia con la polizia giudiziaria al loro servizio». Poi quando si è trovato a dover prendere una decisione durante il voto finale alla Camera ha preferito non partecipare.