(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Dopo un periodi di calma relativa, il tema dazi è tornato prepotentemente alla ribalta dopo che la Corte suprema americana ha dichiarato incostituzionale ampia parte delle tariffe imposte dal presidente americano Donald Trump, che, in risposta, ha annunciato dazi globali del 15% da applicare con effetto immediato. La nuova tariffa, stando alle indicazioni attuali, resterà in vigore per un massimo di 150 giorni (il presidente ha sfruttato la Section 122 del Trade Act del 1974, mai usata prima, ma che consente l'imposizione di tariffe appunto fino al 15% per un periodo di cinque mesi senza l'approvazione del Congresso).

«La Corte Suprema ha chiuso una porta, ma ne ha aperte diverse altre. Ha eliminato un rischio binario, quello di una bocciatura immediata dell’impianto tariffario, ma ha trasformato l’incertezza in qualcosa di più lungo e distribuito nel tempo», spiegano gli analisti di eToro, sottolineando che «l’incertezza non è scomparsa, è stata diluita. Si apre una finestra di 150 giorni, fino a metà luglio 2026, durante la quale i nuovi dazi restano in vigore mentre l’amministrazione prepara eventuali rialzi sotto le Section 301 e 232. Il rischio esistenziale è stato rimosso, quello politico e negoziale resta». Il nodo più delicato, infatti, è rimasto fuori dal verdetto: la Corte non si è espressa sui possibili rimborsi dei circa 175 miliardi di dollari di entrate tariffarie raccolte e la questione passa ai tribunali inferiori. «Questo apre una zona grigia che pesa su imprese e bilancio federale. Non è un tecnicismo giuridico, è un tema che può incidere su margini, flussi di cassa e aspettative fiscali», dicono gli esperti.