MILANO – Dazi sospesi e nuovi dazi introdotti. Il terremoto scatenato dalla decisione della Corte Suprema, che ha sospeso alcune delle tariffe in vigore, ha disorientato gran parte dei partner commerciali di tutto il mondo. Per tutti, la stessa domanda. Cosa succede adesso? Che ne è degli accordi commerciali faticosamente siglati per evitare aliquote troppo alte? Ecco cosa potrebbe cambiare paese per paese.

Europa verso un calo

La scorsa estate l’Unione Europea ha raggiunto un accordo che prevedeva una tariffa unica del 15% su tutti i prodotti, con alcune esenzioni particolari, in cambio di massicci acquisti di energia dalla Ue verso gli Stati Uniti e un impegno ad aumentare gli investimenti di 650 miliari. Accordo che proprio la prossima settimana avrebbe dovuto essere approvato dal Parlamento europeo, con il voto che sarà invece sospeso. Lo stop della Corte Suprema “annullerebbe” questo 15% e la nuova tariffa del 10% andrebbe quindi a rimpiazzarla temporaneamente. Con l’effetto quindi di abbassare il carico complessivo. Su questo punto però Bruxelles attende un chiarimento da parte di Washington. Tecnicamente l’intesa Usa- Ue è un accordo bilaterale al cui base giuridica non si rifà allo IEEPA, la legge sui poteri d’emergenza che la Corte Suprema ha bocciato. Parlando con i media la Casa Bianca ieri ha però confermato la possibile riduzione temporanea, spiegando che i partner commerciali statunitensi che hanno raggiunto accordi tariffari con l'amministrazione dovranno ora pagare un dazio del 10%, nonostante i livelli più elevati concordati in precedenza. "Si tratta, tuttavia, di una misura temporanea, poichè l'amministrazione si rivolgerà ad altre autorità competenti per applicare tariffe più appropriate o pre-negoziate", ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca all'Afp.