Il Parlamento europeo mette in pausa la ratifica dell’accordo sui dazi con gli Stati Uniti. Ma il congelamento è a tempo, in attesa che Washington precisi bene come intende procedere dopo che la Corte Suprema ha invalidato le tariffe adottate senza passare dal Congresso e dopo che Donald Trump ha cambiato strategia affidandosi a una diversa base giuridica per nuovi dazi al 15%. Lo stesso presidente ha rilanciato, ieri sul suo social Truth, con la minaccia di una stangata tariffaria - con aliquote «molto più alte e peggiori di quelle concordate di recente» - nei confronti di chi dovesse decidere di «fare il furbo», approfittando della pronuncia e del momento di caos generale. Eppure, «prima di poter intraprendere ulteriori passi abbiamo bisogno di chiarezza e certezza giuridica», ha detto l’eurodeputato tedesco Bernd Lange, il socialista presidente della commissione parlamentare Commercio, annunciando il secondo stop in appena un mese all’iter (il primo fu in risposta alle minacce trumpiane di conquista della Groenlandia).
Al termine di una riunione con i responsabili del dossier per i vari gruppi politici, Lange ha comunicato l’ok bipartisan a un rinvio del voto che - in origine previsto questa mattina - avrebbe dovuto approvare due regolamenti tecnici con cui l’Ue accetta di azzerare i dazi applicati agli Usa su una vasta gamma di beni industriali e agroalimentari. Si tratta delle principali concessioni fatte da Ursula von der Leyen a Trump con il patto commerciale concluso a fine luglio in Scozia, quello che fissò al 15% “tutto incluso” la soglia di tariffe per le esportazioni europee. Ma una nuova riunione degli eurodeputati è in programma già mercoledì prossimo, 4 marzo. «Una votazione l’11 marzo è ancora possibile», ha messo le mani avanti Lange, escludendo che una proroga “sine die” del voto sia parte della tattica Ue. A piantare bene i paletti della linea “soft” che evita la contrapposizione frontale sono stati i popolari del Ppe, in equilibrio tra la volontà di mostrare fermezza e la necessità di predicare cautela. «Un breve rinvio, di natura strettamente tecnica e accettabile per garantire chiarezza giuridica, non deve diventare un pretesto per riaprire il merito dell’accordo né per prolungare l’incertezza per le nostre imprese e i nostri cittadini», ha avvertito l’eurodeputata croata Zeljana Zovko, convinta che eventuali ulteriori ritardi «manderebbero il messaggio sbagliato».








