(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Ultima seduta della settimana con il freno a mano tirato per Prysmian -6,69%

, che sconta l'ipotesi di dazi più leggeri negli Stati Uniti su acciaio e alluminio presa in considerazione dal presidente americano Donald Trump. Il titolo, che nelle prime battute era arrivato a cedere quasi 5 punti a un minimo intraday di 96,96 euro per azione, ha poi ridotti i cali, sempre restando in coda al Ftse Mib.

Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Trump starebbe pensando di ridurre alcuni dazi su prodotti in acciaio e in alluminio, dopo avere imposto l'estate scorsa tariffe fino al 50% e avere esteso le tasse a una serie di beni realizzati con questi metalli, tra cui lavatrici e forni. Ora, tuttavia, la sua amministrazione sta rivedendo l'elenco dei prodotti interessati dalle imposte e prevede di esentare alcuni articoli, interrompere l'ampliamento degli elenchi e avviare invece indagini di sicurezza nazionale più mirate su beni specifici, hanno riferito al quotidiano tre fonti a conoscenza del dossier.

«La decisione di alleggerire i dazi sull'acciaio e sull'alluminio, tra i primi introdotti nel secondo mandato di Trump, è legata al fatto che, secondo gli economisti, sono in realtà gli americani a pagare il prezzo dei dazi, diversamente da quanto sostiene il presidente, secondo cui sarebbero le aziende straniere a sopportarne l'onere», spiega il quotidiano finanziario. La notizia non è però necessariamente positiva per le aziende del settore: «Se confermato e in attesa di dettagli, ciò potrebbe essere potenzialmente negativo per Prysmian che, in quanto player verticalmente integrato negli Stati Uniti, dovrebbe beneficiare nel 2026 dei dazi sull’alluminio (aumento quote di mercato e/o dei margini grazie all’impatto dei dazi sulla struttura dei costi degli importers)», spiegano gli analisti di Intermonte.