Dagli atleti impazziti per il tortino al cioccolato del Villaggio Olimpico di Milano ai tiramisù andati a ruba. Fino ai video social con tanto di voti ai piatti di pasta e ai tranci di pizza. Se c’è un filo rosso che attraversa queste Olimpiadi invernali, arrivate oggi al capolinea, è anche quello del cibo. E, soprattutto, del cibo italiano.
Per due settimane le immagini non sono state solo quelle dei salti e delle medaglie, ma anche dei vassoi colmi, delle file davanti al buffet, delle recensioni improvvisate dagli atleti diventati food blogger per caso. Pasta “promossa”, pizza “da podio”, tiramisù “dieci su dieci”.
Ora sono i numeri a raccontare il successo delle cucine dei villaggi olimpici di Milano, Cortina e Predazzo. A snocciolarli è Andrea Varnier, amministratore delegato di Milano Cortina 2026. Ogni giorno gli atleti – 5.560 posti letto occupati – hanno consumato in media 365 chili di pasta. Le uova? Diecimila al giorno, letteralmente sparite dai banchi.
Il caffè italiano si è trasformato in un rito collettivo: 8mila tazzine servite quotidianamente, tra una gara e un allenamento. E poi 60 chili di Grana Padano grattugiato senza parsimonia e 12mila fette di pizza finite nei piatti, al netto delle diete ipercontrollate.













