La ristorazione olimpica è una macchina che corre in parallelo alle gare. Per i giochi a cinque cerchi che si dividono sull’asse lombardo-veneto, la Fondazione Milano Cortina stima circa 3 milioni di pasti nel periodo olimpico e altri 485 mila alle Paralimpiadi: in media 140 mila al giorno, con picchi fino a 220 mila; a marzo 32.500 al giorno (con un picco previsto di 58 mila).
Da un lato la ristorazione dei villaggi olimpici, su un altro quello di Casa Italia, l’hub gestito dal Coni che quest’anno si moltiplica tra Milano, Cortina e Livigno. Su un altro ancora la serie infinita di eventi speciali che escono dal raggio stretto dei siti di gara.
Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, assieme agli chef protagonisti alle Olimpiadi invernali
Veterano di Casa Italia è Graziano Prest, cortinese, patron del Tivoli da anni ai fornelli con Fabio Pompanin ampezzano doc (Ristorante Al Camin). I due hanno seguito Casa Italia a Pyeongchang 2018, Tokyo 2021, Pechino 2022 e il Bistrot MilanoCortina a Parigi 2024. Il cuore della ristorazione, soprattutto per gli atleti e per chi è nel perimetro organizzativo dei Giochi è nella cucina dei villaggi olimpici. “Da noi, solitamente, i campioni arrivano dopo, a fine gara. Quando vincono vengono a celebrare, si aprono bottiglie. Se non hanno risultati particolari, passano comunque prima di tornare a casa”.











