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Sbaglia chi parla di eutanasia. Sospese le cure sul piccolo solo quando il suo destino era segnato

Ieri, mentre ancora divampavano incessanti le polemiche sulle responsabilità del cuore arrivato bruciato e congelato da Bolzano a Napoli e trapiantato nel petto del piccolo Domenico, lui nel suo sonno profondo si è aggravato in silenzio, le sue condizioni cliniche sono precipitate, e lui è morto, si è spento senza un gemito, senza una lacrima e senza sentire dolore, inconsapevole di tutto il clamore che lo circondava.

Quando tre giorni fa i migliori specialisti italiani in cardiochirurgia sono stati convocati all'Ospedale Monaldi per un consulto plurimo e multidisciplinare, per verificare se ci fosse qualche possibilità di un nuovo impianto o di un recupero cardiaco, i cardiochirurghi hanno chiesto ai colleghi napoletani di sospendere la sedazione, ovvero il coma farmacologico indotto da due mesi sul piccolo paziente, forzatamente collegato dal 23 dicembre all'Ecmo, la macchina cuore-polmone che assicura le funzioni vitali, e hanno chiesto di svegliarlo al fine di valutarne la reattività fisica e la condizione clinica. Domenico però, nonostante la sospensione dei potenti farmaci anestetici, non si è mai svegliato, non ha mai ripreso coscienza, non ha risposto a nessuno stimolo, non ha aperto gli occhi, non ha pianto, non ha emesso nessun gemito, non ha reagito ad alcuna sollecitazione perché da giorni era già in coma neurologico profondo per una sopravvenuta emorragia cerebrale, mentre era in atto anche una grave insufficienza polmonare, oltre che epatica e renale. Cioè tutti gli organi vitali del piccolo paziente, logorati dalla lunga terapia, si stavano spegnendo, avevano interrotto la loro attività e funzionalità, e stavano morendo insieme a lui.