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L'audit del centro nazionale trapianti: boom di decessi nella chirurgia pediatrica

Sono cominciate le proceìdure per il fine vita del bimbo di Napoli al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato. Non si tratta di eutanasia - ha specificato il legale della famiglia - ma di una terapia per alleviare le sofferenze. Oggi i medici dell'ospedale Monaldi pianificheranno il percorso terapeutico antidolore.

La catena di errori che ha ridotto il piccolo Domenico in fin di vita è avvenuta in un contesto che ha alle spalle già parecchie ombre. Non solo la morte di due anni fa della Piccola Pamela, attaccata a un cuore artificiale in attesa di un trapianto e colpita da un'infezione. Gli ultimi 12 anni del reparto di cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale Monaldi di Napoli hanno collezionato casi allarmanti, troppi. A cominciare dall'anno nero per eccellenza, il 2014: in quel periodo la terapia intensiva neonatale è stata colpita da un'infezione batterica da Serratia marcescens a causa della quale sono deceduti vari neonati. E in quei mesi tutti i bambini trapiantati sono morti, tranne uno. E pensare che solo l'anno prima la sopravvivenza dei pazienti a un anno dall'intervento era del 92,3% e il numero di operazioni era secondo solo al Bambino Gesù di Roma. I numeri hanno spinto il Centro nazionale trapianti nel 2016 a chiudere le sale operatorie, sospendere le attività pediatriche e limitarle all'assistenza pre e post trapianto.