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Un’operatrice dell’ospedale di Bolzano si era accorta che ci fosse qualche anomalia subito dopo l’espianto del cuore trapiantato poi al piccolo Domenico
Ormai quotidianamente emergono nuovi e inquietanti particolari sulla vicenda che ha portato al trapianto di un cuore (che non sarebbe più stato trapiantabile) sul corpo del piccolo Domenico deceduto nei giorni scorsi dopo due mesi di agonia. Dai verbali emergerebbe il sempre più decisivo, in negativo, ruolo del ghiaccio secco che ha “bruciato” irrimediabilmente l’organo.
Il Corriere ha reso nota la ricostruzione di alcuni passaggi emersi dai verbali con le dichiarazioni di un’operatrice dell’ospedale di Bolzano che avrebbe fornito il ghiaccio secco ai medici all’equipe napoletana del Monaldi nel corso dell’espianto del cuore che sarebbe stato poi trapiantato sul piccolo Domenico. L’operatrice avrebbe spiegato di aver visto “un po’ di fumo freddo” sprigionato dal ghiaccio secco e chiesto ai medici napoletani se tutto ciò fosse normale ricevendo, come tutta risposta, l’ok.







