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Il cardiochirurgo che ha operato il bambino afferma di aver ricevuto il via libera quando ha domandato se il nuovo cuore fosse presente, ma l'equipe nega

Com'era purtroppo prevedibile nel triste caso di Domenico Caliendo, il bambino morto dopo il trapianto di cuore, stiamo assistendo a un terribile scambio di accuse e di responsabilità. La Procura di Napoli sta ricostruendo l'intera vicenda ed è già venuta alla luce una sconcertante catena di errori – dalle modalità di trasporto dell'organo fino alle operazioni effettuate in sala operatoria – che avrebbe portato alla tragedia. Ad oggi sappiamo che sette medici dell'ospedale Monaldi sono stati iscritti nel registro degli indagati. L'Azienda dei Colli ha inoltre già provveduto alla sospensione dal servizio di due dirigenti medici.

Esaminando questa atroce e inaccettabile storia, sono tanti gli eventi che hanno portato alla straziante morte di quello che è divenuto il bambino di tutta Italia. Uno di questi è stato sicuramente l'intervento in sala operatoria, quello che avrebbe dovuto salvare Domenico, fornendogli un cuore nuovo e restituendolo alla vita, e che invece ha portato al dramma. Il "cuore nuovo" arrivato da Bolzano era irrimediabilmente danneggiato, non avrebbe mai dovuto essere impiantato nel bambino. Serpeggia il sospetto che il cuore malato di Domenico sia stato rimosso prima dell'arrivo del nuovo organo. A quel punto non ci sarebbe stato nulla da fare: il trapianto doveva avvenire, anche se il cuore del donatore aveva riportato gravi danni.