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Il bimbo morto ieri mattina al Monaldi. La mamma: "Lotterò, voglio la verità per il mio angelo". La catena di errori, le speranze infrante e le ultime ore

Il beeeeep dei macchinari infrange il silenzio di prima mattina. Acuto, stridente. Nella stanza della Terapia intensiva dell'ospedale Monaldi, mamma Patrizia ingoia il dolore e dà l'ultimo bacio sulla fronte al suo piccolo Domenico. Il bimbo muore dopo 60 giorni di agonia, devastato da quella maledetta operazione del 23 dicembre, quando gli viene impiantato il cuore ghiacciato. Con lui si spegne anche un pezzettino del cuore di tutta Italia, che nelle ultime settimane ha seguito solidale il dramma di questa famiglia di Nola, semplice, distinta, mai ostentata. L'Italia che piange con la mamma, prova rabbia per gli errori grotteschi, spera col team dei massimi esperti di cardiochirurgia, si rassegna al «non si può più fare niente». «E invece c'è ancora tanto da fare - fa da traino al Paese, anche ora, mamma Patrizia - Il mio bimbo è diventato un angelo. Ora non voglio venga dimenticato, non voglio che il suo sacrificio sia stato vano». «Voglio giustizia - dice in tv - Voglio la verità, tutta la verità, ora basta. Me lo devono». «Lunedì dal notaio registreremo una fondazione a suo nome perché quel che è capitato a lui non accada mai più». Alle pratiche penserà l'avvocato Francesco Petruzzi che in questa storia è una figura sui genereris: un po' più che avvocato, una vita di mezzo tra angelo custode e sostegno, non cela dolore e stanchezza nelle dirette tv, promette e dimostra fermezza nella battaglia legale. Poco dopo la morte del piccolo Domenico - che riceve l'estrema unzione dall'arcivescovo Mimmo Battaglia - Petruzzi chiede all'ospedale il sequestro della salma. Un passaggio d'obbligo per le indagini che faranno chiarezza sulla catena di errori e responsabilità. Petruzzi chiede anche all'Italia solidale di non donare denaro: «Ci sono in giro molti truffatori».