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Malata non può somministrarsi il farmaco letale: decide la Consulta. Testo al Senato
Deriva eutanasica o cure palliative? In Parlamento se ne discute da anni, Cassazione e Corte costituzionale hanno via via imposto un percorso sostanzialmente obbligato, sancendo il diritto al suicidio assistito e (forse) anche all'eutanasia. Se ne parlerà dall'8 luglio alla Consulta, che ha dichiarato «non manifestamente infondata» la richiesta di una 55enne paraplegica fiorentina, che ha ottenuto l'accesso al suicidio medicalmente assistito stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza numero 242/2019, ma non può se non attraverso qualcuno che possa somministrarle il farmaco ritenuto idoneo dall'Asl. A farlo dovrebbe essere il suo medico di fiducia. «Libera (nome di fantasia) non è fisicamente in grado di assumerlo autonomamente: è paralizzata dal collo in giù, ha difficoltà nel deglutire e dipende dai caregiver per tutto. Ha rifiutato la sedazione profonda perché vuole essere lucida e cosciente fino alla fine», esultano i legali dell'associazione Luca Coscioni, che considerano la vicenda l'anticamera del diritto all'omicidio del consenziente e alla morte volontaria, come in Belgio, Olanda e Canada.














