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La malattia terminale è un'area grigia lasciata a caos e pietà. Ora bisogna regolare ciò che si fa e non si dice

Fine vita, eutanasia, suicidio assistito, cure palliative o sedazione profonda: per milioni di italiani il problema non è la definizione corretta, ma solo impedire delle sofferenze inutili alle persone care. Il problema della definizione o dei «principi» è un problema della classe politica, che presto o tardi sarà costretta a fotografare l'esistente e quindi a definire, ammettere, legalizzare, inquadrare, delimitare, non ultimo finanziare ciò che in Italia, tipicamente, si fa ma non si dice. Possiamo essere tecnici, discernere tra l'eutanasia che è la somministrazione di un farmaco letale, il suicidio assistito che è la stessa cosa ma col paziente che se lo somministra da solo, le cure palliative che sono dei trattamenti per alleviare il dolore, ma che, in pratica, si traducono spesso nella sedazione profonda, intesa come uso di farmaci che inducono a incoscienza sinché morte sopraggiunga.