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18 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:21

Anche usando semplicemente l’intuito, si può immaginare che 38,2 milioni di voli – tanti sono stati a livello mondiale nel 2024, con un aumento del traffico internazionale del 13,6% rispetto al 2024 e di 5,7% dei voli nazionali, secondo i dati dell’International Air Transport Association – un impatto a livello acustico dovranno pur averlo. Ma perché si agisca a tutela delle persone occorrono studi che dimostrino gli effetti sulle persone. Questo è stato l’intento del gruppo di lavoro formato da Maria Grazia Petronio, Elisabetta Chellini, Antonella Litta, di ISDE (Medici per l’Ambiente) Italia, che ha da poco rilasciato lo studio “Inquinamento acustico da trasporto aereo”. Uno studio che fa il punto di tutte le pubblicazione sul tema.

Secondo l’European Union Aviation Safety Agency, nei 98 principali aeroporti europei sono 3,4 milioni le persone esposte a livello di rumore di 55 decibel Lden (misura calcolata sulle 24 ore) e 1,6 milioni di persone sono esposte a più di 50 eventi giornalieri di rumore superiori a 70 decibel. Occorre considerare che, come spiega il rapporto finale dello studio “Night noise guidelines for Europe”, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), fino a 30 decibel non si osservano sostanziali effetti biologici; tra 30 e 40 aumentano movimenti del corpo, risvegli, disturbi del sonno; tra i 40 e i 55 decibel c’è un marcato aumento degli effetti negativi, che colpiscono severamente i gruppi vulnerabili; sopra i 55 decibel la situazione è considerata pericolosa a livello di salute pubblica e il sistema cardiovascolare comincia ad essere sotto stress. Secondo la WHO, “la popolazione non dovrebbe essere esposta a livello che superano i 30 decibel durante la notte”.