C’è un modo efficace - senza per forza dover ridurre il numero dei voli aerei - per diminuire sia le emissioni dell’aviazione sia la “flygskam”, la vergogna di volare legata all’inquinamento nei cieli. Lo certifica un nuovo studio pubblicato su Nature Communications Earth & Environment: per riuscirci, scrivono tra i vari passaggi i ricercatori, bisogna eliminare le classi “premium”, quelle intermedie fra economy e business e, anche quest’ultima, dovrebbe essere ripensata.

Greenpeace: i voli in prima e business emettono fino a 5 volte più CO2

a cura della redazione di Green&Blue

Da una decina d’anni il mondo si è accorto dell’impatto - sulla crisi del clima - delle emissioni dell’aviazione: i jet privati sono in assoluto i mezzi più nocivi ma anche i voli di linea commerciali hanno una responsabilità sulle emissioni climalteranti. A partire dal 2019 nel mondo sono anche nati diversi gruppi, come NoFly, per rimarcare e riunire le persone - in stile Greta Thunberg - che scelgono di non volare per evitare di inquinare e chiedono una maggiore riduzione degli impatti del settore sul clima. Ora il nuovo studio dell’Università di Oxford sostiene che le emissioni globali dell’aviazione potrebbero effettivamente essere ridotte anche del 50-75% se si seguissero tre specifiche strategie: la prima è l’utilizzo di aerei efficienti come consumo carburante, la seconda è “passare a configurazioni all-economy” e infine bisognerebbe aumentare il carico dei passeggeri su ogni volo.