"Lui non aveva una pistola, non solo non l'ha puntata contro, non ce l'aveva".
E' quanto ribadiscono gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, legali dei famigliari di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso lo scorso 26 gennaio durante un controllo anti spaccio nel boschetto di Rogoredo, a Milano, da un poliziotto di 42 anni indagato per omicidio volontario.
Altri quattro agenti ieri hanno ricevuto inviti a comparire per favoreggiamento e omissione di soccorso per interrogatori fissati per domani nell'inchiesta del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia, condotta dalla Squadra mobile della Polizia.
I legali della famiglia Mansouri, che in queste settimane hanno svolto anche indagini difensive e subito avevano parlato della presenza di testimoni, hanno ripetuto che dagli accertamenti, come già sta emergendo, verrà fuori una "ricostruzione del tutto diversa", rispetto a quella messa a verbale nell'interrogatorio dall'assistente capo che ha sparato.
E che aveva parlato, in sostanza, di un'azione di legittima difesa "per paura".












