Da quanto inizialmente ricostruito, uno degli agenti indagati era a pochi passi di distanza dal collega che ha sparato a una distanza di circa 30 metri e che ha colpito alla testa, uccidendolo quasi sul colpo il giovane. L'agente del commissariato Mecenate già sentito come testimone avrebbe di fatto confermato la versione di chi ha impugnato la pistola d'ordinanza, ma ora verrà sentito alla presenza di un avvocato. Gli altri tre agenti, invece, forse vengono sentiti per la prima volta e sono quelli che sarebbero stati più distanti dalla zona isolata in cui è avvenuta la sparatoria. Altri due poliziotti presenti durante il blitz non risultano invece indagati. "Quando siamo arrivati a circa 20 metri la persona si è fermata. Ci siamo qualificati dicendo 'fermo polizia' e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un'arma puntandomela contro, nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale e ho esploso un colpo" ha messo a verbale il poliziotto indagato per l'omicidio volontario. "Lui (il 28enne, ndr) aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola (si scoprirà a salve, ndr) e me l'ha puntata, io mentre stavo per fare lo scatto per andare avanti ho estratto l'arma ed ho esploso un colpo". Sulla traiettoria del proiettile, sulla distanza tra agente e vittima, così come sull'arma giocattolo sono ancora in corso gli esami affidati alla Scientifica e alla balistica.