Nel 2016 Adberrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso ieri sera da un poliziotto del commissariato Mecenate di Milano, aveva reagito a un arresto, aggredendo un carabiniere con calci e pugni e tentando di sfilargli l'arma di ordinanza. L'episodio risale al 28 agosto, in via Orwell, cuore del boschetto della droga di Rogoredo. Una pattuglia impegnata in un servizio anti-spaccio ferma un gruppo di pusher. Tra loro Mansouri, uno di quelli più 'esperti' in zona. Lui prova a scappare, scavalca la rete. Raggiunto da un militare lo colpisce con calci e pugni e poi cerca di disarmarlo, ma viene bloccato e arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni (il militare riportò una prognosi di 12 giorni).

Quello del 2016 non è l'unico precedente a carico di Mansouri, un soggetto con numerosi alias, ignoto all'Immigrazione (non ha mai fatto richiesta di permesso di soggiorno in Italia), ma conosciuto dalle forze dell'ordine da anni impegnate nel contrasto allo spaccio nella zona di Rogoredo. Dopo la condanna con sospensione condizionale della pena per l'episodio in cui aggredì e tentò di disarmare un carabiniere in via Orwell a Milano, il 28enne venne arrestato nuovamente per spaccio il 30 maggio 2021 e poi nuovamente nel settembre dell'anno successivo. Da lì finì nel carcere di Cremona, da cui uscì nel 2023 con l'affidamento in prova ai servizi sociali, terminato nel 2024.