Aveva diversi precedenti e svariati alias Abderrahim Mansouri, il ventottenne marocchino che ieri sera è stato ucciso dal colpo partito dalla pistola di un poliziotto in borghese. Insieme ad altri colleghi del comando di Mecenate l’agente stava svolgendo un controllo nei boschetti tra San Donato e il quartiere milanese di Rogoredo, zone della città note per lo spaccio.
Irregolare in Italia, Mansouri aveva precedenti per spaccio, rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Era noto alle forze dell’ordine già dall’agosto 2016, quando durante un controllo simile a quello di ieri sera, aveva avuto uno scontro con un carabiniere, ferendolo e provando a disarmarlo.
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Dopo quell’episodio era stato arrestato e condannato con sospensione condizionale della pena. Nel 2021 e nel 2022 era stato nuovamente arrestato per spaccio, scontando un periodo al carcere di Cremona al quale era seguito un periodo di affidamento ai servizi sociali, terminato nel 2024.
Due anni dopo, nel 2025, era stato arrestato di nuovo durante un controllo nei «boschetti della droga», ed era stato indagato per possesso di droga e ricettazione. In quell’occasione aveva presentato un permesso di soggiorno spagnolo. L’ultimo precedente risale al 2025, quando con indosso un passamontagna aveva rapinato una cittadina egiziana aggredendola con lo spray al peperoncino per strapparle la borsa.












