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27 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:41
Non solo lo spacciatore arrestato dalle volanti, ora sulla scena del boschetto di Rogoredo dove lunedì sera un agente in borghese ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, marocchino di 29 anni che gli puntava contro un’arma a salve, compare una terza persona, probabilmente il vero testimone che potrebbe raccontare cosa è avvenuto. L’agente indagato per omicidio volontario dopo essere entrato nel boschetto e aver oltrepassato il luogo dove i poliziotti avevano già fermato un uomo, intravede due ombre, una di queste è Mansouri, detto Zack, e la cui famiglia da anni, secondo la polizia, gestisce lo spaccio al boschetto: “A un certo punto da lontano vedo due figure che si avvicinavano verso di noi – mette a verbale – Poi uno l’ho perso di vista, mentre l’altro, inizialmente perso di vista, l’ho rivisto di nuovo avvicinarsi”. È l’uomo che sarà poi colpito da un solo colpo alla testa.
“Da quando l’ho visto a quando è arrivato saranno passati dieci minuti. Io dico al collega che essendo molto conosciuto in zona era meglio se mi mettevo il cappuccio per non essere riconosciuto. Quando siamo arrivati a venti metri, la persona si è fermata, ci siamo qualificati dicendo: ‘Fermo, polizia’ e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un’arma puntandomela contro. Nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale e ho esploso un colpo in direzione del soggetto”.













