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20 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 16:47
Sono arrivati i primi risultati genetici sulla pistola a salve sequestrata nel boschetto milanese di Rogoredo dove il 26 gennaio scorso è stato ucciso Abdherraim Mansouri, 28 anni, colpito con un colpo di pistola esploso da un poliziotto durante un controllo anti spaccio. Le prime comparazioni – effettuate dalla genetista Denise Albani della Polizia Scientifica – hanno restituito i primi risultati: due i profili di Dna che hanno restituito un match, ma le comparazioni tra le tracce trovate sull’arma e quelle dei possibili sospetti proseguiranno anche nei prossimi giorni. Sui profili estratti ed analizzati il riserbo è massimo. La traccia genetica non indica necessariamente una responsabilità: diversi i casi in cui chi ha sparato non ha lasciato la propria traccia sull’arma impugnata.
Il pubblico ministero Giovanni Tarzia e gli agenti della Squadra Mobile continuano a indagare non solo su quanto accaduto nel pomeriggio del 26 gennaio nella zona nota per lo spaccio, ma anche sulle ombre del poliziotto accusato di omicidio volontario e sugli eventuali rapporti con la vittima (leggi l’articolo di Davide Milosa). Le versioni degli interrogatori degli altri quattro agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, sentiti ieri in Questura, sono state diverse rispetto a quelle rese come testimoni e vengono definite “univoche e concordanti”.















