I numeri diffusi dall’Istat sul bilancio annuale dell’export italiano nel 2025, analizzati in un altro articolo del giornale, confermano la resilienza del Made in Italy a dispetto dei dazi americani e delle turbolenze mondiali.

Incrociando tali dati con quelli dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) si può avere una visione più ampia dell’impegno profuso dai nostri esportatori lo scorso anno per contrastare le difficoltà di un mercato mondiale dove ormai il vecchio ordine internazionale è “defunto”, per usare le parole di Mario Draghi, e regnano sovrani disordine e incertezze di ogni tipo.

Possiamo dire, con una battuta, che, in parallelo a quello delle prime sette grandi economie avanzate, esiste anche un “G7 del commercio mondiale”, composto dai primi sette Paesi esportatori di merci del mondo: Cina, Stati Uniti, Germania, Giappone, Italia, Corea del Sud e Francia. Un G7 in cui la Cina e la Corea del Sud prendono il posto di Regno Unito e Canada e la Cina, anzi, è il leader assoluto degli scambi, davanti a tutti gli altri.

I Paesi Bassi e Hong Kong apparentemente, figurerebbero nel gruppo degli esportatori di testa ma in realtà non è così. Infatti, i numeri dell’export dei Paesi Bassi non sono veritieri poiché più della metà di tale export, come chiarisce lo stesso istituto di statistica olandese, è composto da re-esportazioni e da traffici di puro transito di multinazionali e imprese straniere (l’export reale dei Paesi Bassi è inferiore ai 350 milioni di euro, cioè è poco più della metà di quello dell’Italia). Lo stesso ragionamento vale per l’export di Hong Kong.