La qualità del made in Italy spazza via - per ora - l’effetto dazi. Ieri l’Istat ha comunicato che nel 2025 il nostro export ha raggiunto un fatturato record di 643 miliardi, in salita del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente. Il saldo commerciale supera i 50 miliardi contro i 48,287 registrati nel 2024. Non meno positivi i dati sulle importazioni (su del 3,4 per cento in generale, ma con i prezzi calati del 3,1) e sul deficit energetico, calato di oltre 7 miliardi. Soprattutto la crescita dell’export - proprio per il grado di innovazione dei beni venduti all’estero - è stata maggiore in termini monetari (+4,9 per cento) che sul fronte dei volumi (+3,6). «Nel 2025 il bello e ben fatto italiano - nota il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas - dimostra di essere più forte degli ostacoli tanto nei confini europei (+4,2) quanto al di fuori (+2,4)».
Secondo il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, anche grazie a «un’articolata strategia di diplomazia» sull’internalizzazione, è più vicino l’obiettivo «di raggiungere i 700 miliardi di export entro la fine della legislatura». Mentre il collega Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy) segnala che il nostro Paese è ormai saldamente «al quarto posto nel ranking mondiale» tra le potenze esportatrici. Prima di noi soltanto Cina, Usa e Germania, dopo aver superato il Giappone.










