Vi ricordate le previsioni apocalittiche in prima pagina sul futuro del nostro export? Erano solo sei mesi fa. Per settimane, prima dell’imposizione dei dazi americani e dopo il loro avvio, non si è parlato d’altro. Ebbene, l’ultimo dato Istat disponibile ci dice che nel periodo gennaio-ottobre 2025 le esportazioni italiane sono cresciute in valore del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Abbiamo fatto meglio di tutti gli altri nostri concorrenti europei: Germania +0,7%, Francia +1,3%, Spagna +0,6%. Nessuna apocalisse, dunque, nessun tracollo del Made in Italy. Certo, è ancora presto per fare un bilancio sull’impatto definitivo dei dazi americani. Inoltre, sui brillanti numeri del commercio estero dell’Italia del 2025 pesa in positivo l’eccezionale andamento del nostro export farmaceutico. Che tuttavia non è un’attenuante ma un merito dell’Italia, grazie alla forza delle imprese nazionali del settore nonché alla capacità di aver attratto negli ultimi anni molti investimenti di grandi multinazionali straniere.
Intanto, anche la possibile minaccia di super dazi sulle nostre vendite di pasta negli Stati Uniti è stata disinnescata, con un notevole ridimensionamento delle tariffe. Un successo della nostra diplomazia, come hanno commentato diversi giornali stranieri. L’Italia è il primo esportatore mondiale di pasta e il primo fornitore degli Stati Uniti. La Farnesina ha comunicato il primo gennaio che il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto alcune valutazioni – in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo – in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani. L’analisi post-preliminare ha rideterminato in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati. Resta ancora da capire sulla base di quale astrusa logica dovrebbero essere colpiti dai dazi americani questi altri produttori non campionati. Comunque, secondo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, già “la rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. È anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive”.







