Una bussola per le imprese che vogliono esportare e investire all’estero, magari cercando anche mercati alternativi a quelli tradizionali, in questa fase di «weaponizzazione» degli strumenti e delle regole tradizionali dell’economia e della finanza, per usare le parole di Giampiero Massolo, direttore del Geopolitical Risk Observatory (Gro), l’Osservatorio sul rischio geopolitico ideato e realizzato dall’Università Luiss Guido Carli, presentato ieri al gruppo Internazionalizzazione di Confindustria, a Roma, con un primo evento ufficiale, a cui ne seguiranno altri, con cadenza periodica, per lanciare di volta in volta le diverse attività dell’Osservatorio.

Il nuovo scenario: «My Country First»

«Sempre più di frequente, in un mondo in cui prevale la legge del più forte e del “my country first”, gli Stati fanno un uso per così dire armato di strumenti di per sé neutri, come i dazi o le attività dei fondi sovrani, che diventano strumenti nelle mani dei governi per alimentare in confronto tra gli Stati e per favorire le imprese nazionali, a discapito di quelle di altri Paesi - spiega Massolo, che è anche presidente di Mundys e di Fincantieri Nextech -. Questo impatta anche sulla efficienza economica generale, come dimostra il caso degli Stati Uniti. La competizione tra Usa e Cina ha generato uno scenario geopolitico in cui al criterio della convenienza, che credevamo dominante, si sovrappone il criterio della sicurezza e, di conseguenza, governi e aziende devono tenere sempre più in considerazione questo elemento nelle loro decisioni e adeguarsi, investendo in intelligence economica e in strutture tese a mitigare i rischi geopolitici. È un mondo nuovo, in cui le normali decisioni aziendali rischiano di non essere più adeguate».