«Nei rapporti internazionali la logica della sicurezza è subentrata a quella della convenienza. Ed è in questo contesto che oggi operano, con spazi di manovra ristretti, i Paesi». Giampiero Massolo, ambasciatore e professore di “National interest, national security and international relations” alla Luiss School of Government, dirige all’interno dello stesso ateneo l’Osservatorio sul rischio geopolitico, che realizza per imprese e governi un apposito indice per misurare incognite e opportunità a livello globale.

Un concetto, quello di rischio, totalmente in evoluzione in un mondo dove si combatte con le armi, gli algoritmi o i dazi. Un cambio di paradigma che non porta con sé solo conseguenze nefaste. «Da un impatto negativo e potenzialmente paralizzante nascono due spinte positive per i sistemi Paese: da un lato, fare le riforme e aumentare la competitività, dall’altro, ricercare nuove forme per finanziare la crescita e il welfare».

A che cosa è dovuto il cambiamento?

«Per essere sintetici, è cresciuto l'appetito a usare strumenti economici – di per sé neutri come i dazi – per perseguire finalità geopolitiche, obiettivi politici. Il che favorisce il più forte. Ma anche il più forte, come dimostra la sentenza della Corte Suprema sui dazi, non può agire senza limiti».