Si sta aprendo una nuova stagione nei rapporti tra Stati e imprese private? La geopolitica sta ridisegnando equilibri e assetti mondiali: quella che era apparsa negli ultimi 30-40 anni come una progressiva quanto definitiva ritirata dello Stato dall’economia sta forse cambiando direzione?

Quando la parola «guerra» torna a risuonare nel dibattito pubblico, è inevitabile che il ruolo degli Stati risulti accresciuto. L’Italia ha due grandi aziende della difesa che oggi ci consentono di partecipare agli investimenti europei in questo settore: Leonardo e Fincantieri. In entrambe lo Stato ha una presenza significativa: 30 per cento in Leonardo, 71 per cento in Fincantieri. Ma importante, soprattutto in Leonardo, è la presenza, accanto allo Stato, di azionisti privati. Questo equilibrio fra Stato e privati consente di guardare al prezzo in Borsa delle azioni per capire quanto il mercato apprezzi le due aziende. Nei 4 anni (2021-24) successivi alla pandemia il prezzo delle azioni di entrambe le società, sia Leonardo che Fincantieri, è cresciuto, in media, del 22,5 per cento l’anno, un po’ meglio dell’indice del settore Aerospace and Defense europeo, cresciuto del 18,3 per cento.

Una presenza importante dello Stato nell’azionariato non sembra quindi aver intaccato né la redditività né la reputazione di queste due aziende. Per tre motivi.