Nel silenzio generale si è consumato lo scippo di risorse al Sud più corposo degli ultimi anni: oltre 2 miliardi! A sostenere questa tesi non sono le forze di opposizione né i movimenti meridionalisti, bensì la Corte dei Conti che, con la delibera n. 22/SEZAUT/2025/FRG, ha attentamente analizzato l’effettivo stato di attuazione del Pnrr. Il documento è stato pubblicato lo scorso 12 gennaio 2026, eppure non si è sollevato alcun polverone politico e mediatico, probabilmente perché troppo tecnico o poco immediato.
L’analisi della magistratura contabile è stata effettuata scandagliando i dati presenti nella piattaforma ReGiS e quelli resi noti dalle Sezioni regionali della Corte, un lavoro che consente di analizzare gli aspetti legati alla gestione finanziaria, all’evoluzione della spesa e alla rendicontazione dei progetti. Il risultato di questo report ci consente di toccare con mano una spaventosa rimodulazione al ribasso dei finanziamenti concessi al Mezzogiorno.
Come si evince, l’area meridionale risulta quella maggiormente interessata dai tagli del Pnrr, con un importo pari a 1,28 miliardi di euro, corrispondente al 28,4% del totale. Inoltre, Sicilia e Sardegna registrano definanziamenti pari a 753,5 mln (16,6%). Pertanto, aggregando i dati di Sud e isole, questa macroarea registra una sforbiciata complessiva di oltre 2 miliardi di euro. Secondo il report della Corte dei Conti, questi “maggiori definanziamenti registrati nell’area Sud, pur a fronte della quota prioritaria di risorse assegnate dal Pnrr, sono riconducibili principalmente alla maggiore complessità tecnica e procedurale degli interventi previsti in tale area. In particolare, si sono riscontrati ritardi attuativi, difficoltà nella progettazione”.






