Nell’Italia del 2026 versare contributi per anni e ritrovarsi con un pugno di mosche non è una distopia né una barzelletta. Secondo l’Osservatorio previdenza della Cgil, infatti, quasi un dipendente privato su tre non riesce a maturare dodici mesi pieni di anzianità contributiva. Parliamo di oltre cinque milioni di lavoratori. Gente che paga, ma rischia di non incassare.
Il nodo è tutto nei salari bassi – sotto i 15 mila euro – e nei minimali contributivi che salgono con l’inflazione, mentre gli stipendi restano al palo. L’Inps ha aggiornato il minimale mensile a 611,85 euro per il 2026: significa 12.726 euro annui. Sotto quella soglia, niente anno pieno. Le settimane si accorciano, la pensione si allontana.
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Chi guadagna meno di 11mila euro perderà quest’anno sette settimane utili. Negli ultimi cinque anni, 22 settimane: cinque mesi e mezzo bruciati. E a rimetterci sono soprattutto giovani e donne, spesso intrappolati in part-time involontari e contratti discontinui.







