In Italia il tasso di anzianità nel mondo del lavoro è aumentato costantemente negli ultimi anni. Oggi ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono 65 che hanno oltre 55 anni. Entro il 2029, lancia l'allarme la Cgia di Mestre, circa 3 milioni di persone, tra dipendenti e autonomi, lasceranno la scrivania per andare in pensione. Una fuga senza precedenti che metterà a rischio la competitività delle aziende - solo nel privato sono attese 1,6 milioni di uscite tra il 2025 e il 2029 - e il funzionamento della Pubblica amministrazione. Nella Pa sono 768.200 i dipendenti che si accingono a raggiungere l'età pensionabile, stima l'Ufficio studi della Cgia. Invecchiano anche gli autonomi: nei prossimi anni cesseranno di operare 665.000 partite Iva.
Per provare a fermare questa emorragia di lavoratori il governo ha messo in campo una serie di misure, dagli sgravi per le assunzioni degli under 35 al bonus Giorgetti, l'incentivo per chi rimane in ufficio nonostante abbia maturato i requisiti per la pensione anticipata e che, dal mese prossimo, porterà nelle buste paga dei dipendenti privati un aumento del 10% (ma una riduzione dell’assegno della pensione). Qualcuno lascerà il lavoro per motivi personali o per spostarsi all'estero, ma il grosso delle uscite sarà determinato dai pensionamenti. Nel 2021, sottolinea la Cgia, l’indice di anzianità dei dipendenti in Italia si attestava a 61 punti, nel 2022 a 62,7 e nel 2023 è balzato a 65,2 punti. Pesano i pochi ingressi nel mercato del lavoro dei giovani. Non solo. Gli under 35 che oggi sono alla ricerca di un’occupazione presentano un deficit educativo ed esperienziale notevole rispetto alle abilità professionali richieste dal mercato.






