Contestato, ma confermato. È buia la notte sopra il Torino e Baroni, una squadra scivolata contro il Bologna nella settima sconfitta casalinga (1-2) e un allenatore che sembra non trovare più carte a disposizione per accendere la scintilla. E così, come negli incubi peggiori, si riapre il cassetto dei tempi più bui degli ultimi 20 anni della storia granata, scritta dalla presidenza di Urbano Cairo. Riaffiorano all’improvviso tutte le scene peggiori di un cammino sempre (più) tribolato e di sofferenza. Che ieri sera ha raggiunto l’apice dello scontro con uno sciopero del tifo che ha portato allo stadio appena 5 mila persone: e quelle dentro per la prima volta hanno contestato pesantemente anche l’allenatore che il Torino ha scelto per tornare almeno nella parte sinistra della classifica.

Zona pericolosa più vicina

Un Torino che però adesso vede di nuovo avvicinarsi il confine della zona pericolosa, distante 6 metri. La differenza dal passato però c’è, l’allenatore è ancora al suo posto, mentre una volta non sarebbe arrivato a questo punto, con una serie clamorosa di insuccessi alcuni dei quali con una valanga di gol sulle spalle, come gli 11 beccati dal Como in 2 partite, oppure la manita subita dall’Inter alla prima giornata. Un segnale che non è stato colto a sufficienza. «Non abbiamo disputato una prestazione all’altezza, poi dopo il gol sono venute fuori le nostre fragilità - l’analisi del tecnico granata -. Nello spogliatoio c’era grande rammarico e sconforto, o abbassi la testa e scappi, oppure la alzi e affronti le difficoltà». L’ultima parte della stagione è servita, adesso il Torino non può più distrarsi, si è «impegnato» parecchio per darsi un obiettivo, anche se è quello che nessuno all’inizio immaginava. «Pensavamo ad un campionato diverso, ma sono cosciente di questa situazione che proprio non ci piace - ancora Baroni -, ho parlato con i ragazzi e il direttore sportivo, sento la fiducia di tutti. Purtroppo ho molta più esperienza per lottare per la salvezza, adesso dobbiamo essere con la testa lì dentro, ci vuole unità. La contestazione? È comprensibile, assolutamente».