MONTAGNANA (PADOVA) - Una bravata o forse un gesto senza alcun senso. Però, alla fine di più di un anno d’indagine, la certezza è una sola: il lucchetto lanciato sui cavi della stazione ferroviaria di Montagnana non è stato un attentato ai trasporti, anche se il fatto era capitato nei giorni caldi di inizio 2025 quando le ferrovie erano al centro di contestazioni anche dure e che avevano portato il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a riferire in Parlamento paventando un’«estrema preoccupazione».
Il caso era esploso la mattina del 16 gennaio 2025 quando un dipendente di Trenitalia a lavoro nello scalo di Montagnana aveva notato qualcosa penzolare dai cavi del binario 2 della stazione, quello che serve la tratta (poco utilizzata) della Monselice-Mantova. Era stato lo stesso dipendente a raccontare agli agenti della Digos di Padova che la sera prima quel lucchetto in ferro e lungo quasi un metro non c’era. Erano così partiti gli accertamenti tra l’analisi della chat in cerca di una rivendicazione, e delle telecamere di sicurezza della zona. La risposta era arrivata quasi subito dalla videosorveglianza: alle prime ore del 16 gennaio 2025 era stato ripreso un gruppetto di persone – quasi tutte giovani ma difficili da identificare – camminare nella zona della stazione, fermarsi ed entrare nello scalo. Scomparire dagli occhi elettronici per alcuni minuti e poi ricomparire nel raggio abbracciato dalle telecamere che puntano l’uscita della stazione. In quel frangente sarebbe quindi stato lanciato il lucchetto sui cavi dell’alta tensione ferroviaria.
















