La linea ferroviaria italiana - soprattutto i suoi snodi più delicati, dall’Alta Velocità ai grandi hub urbani - è finita al centro di una scia di episodi che non viene più letta come semplice sfortuna tecnica. Per investigatori e tecnici, il salto di scala impone una priorità: la pista antagonista è oggi la linea d’indagine privilegiata, quella su cui la Digos concentra verifiche e incroci informativi, pur restando un’ipotesi finché non arrivano riscontri. I numeri sono la miccia: dai nove sabotaggi registrati nel 2024 ai 49 del 2025, un’impennata vicina al +450% lungo la rete ferroviaria nazionale.
Le inchieste ruotano attorno a un punto cruciale: distinguere il guasto dall’atto doloso. Perché dietro la parola “anomalia” finiscono episodi diversi: alcuni compatibili con criticità d’impianto, altri che, per tempistica, ripetitività e collocazione strategica, sembrano parlare un linguaggio diverso.
Milano-Cortina, la linea per Bormio e Livigno
Intanto il conto lo pagano i viaggiatori: treni fermi, ritardi a cascata, nodi congestionati, riprogrammazioni forzate. E nelle ultime ore un nuovo episodio si è aggiunto alla lista: l’antiterrorismo della Procura di Milano ha avviato accertamenti su un presunto sabotaggio avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì lungo la linea Lecco–Tirano, asse che conduce verso Bormio e Livigno, sedi delle gare di Milano-Cortina 2026. Intorno alle 2, ad Abbadia Lariana (Lecco), sarebbero stati incendiati sette cavi di una centralina di scambio.













