Caro direttore, sono trascorsi due anni dall'assassinio di Alekseij Naval'ny avvenuto il 16 febbraio del 2024. Ennesima vittima ad opera di un ricercato per crimini contro l'umanità. Vladimir Putin, fedele e spietato cultore del "metodo KGB", applica il suo cinismo indifferentemente agli odiati ucraini, agli oppositori interni, agli stessi ragazzi russi mandati allo sbaraglio a morire nelle trincee del Donbass.
Conosco bene questo stile, ereditato dall'impero sovietico (nel quale ho avuto occasione di soggiornare abbastanza a lungo) e non mi meraviglia. Ciò che invece mi fa orrore sono i putiniani nostrani, da Vannacci & C. ai "portatori d'acqua" individuabili in alcuni personaggi leghisti, come nei radical chic di sinistra e del Movimento 5 stelle. Pacifisti da divano, incapaci di comprendere che per difendere la libertà si può anche morire (come Naval'ny) o imbracciare le armi di difesa (come il glorioso popolo ucraino).
Ricordiamo Alekseij e con lui tutti i russi uccisi, imprigionati o espulsi per essersi dissociati dalla criminale "operazione militare speciale" (sic) giunta ormai al quinto anno.
Lorenzo Fellin
Padova











