Mosca, naturalmente, respinge al mittente le accuse. Sebbene fosse ampiamente ipotizzato che l'attivista fosse stato avvelenato, la presenza di una tossina specifica nel suo corpo è una novità. La moglie, Yulia Navalny, ha dichiarato lo scorso settembre che al momento dell'autopsia erano presenti tracce di veleno nel cadavere. L'epibatidina si trova nelle rane freccia selvatiche del Sud America. In cattività non producono questa tossina che non si trova naturalmente in Russia. "Non esiste una spiegazione plausibile per la sua presenza nel corpo di mio marito", sottolinea Yulia Navalny. "Questa sostanza provoca paralisi, arresto respiratorio e una morte dolorosa. Ero certa fin dal primo giorno che fosse stato avvelenato, ma ora ci sono le prove: Putin ha ucciso Alexei con un'arma chimica. Sono grata ai peasi europei per il lavoro meticoloso svolto in due anni e per aver scoperto la verità".