«Putin è un assassino. Ora ci sono le prove»: l’accusa arriva da Yulia Navalnaya, moglie di Alexei Navalny, leader di opposizione russo morto a 47 anni il 16 febbraio 2024 mentre si trovava detenuto nelle carceri russe in Siberia proprio per le sue attività politiche. Ci sono i risultati delle indagini fatte da cinque Paesi europei sulle cause del decesso.
Addio ad Alexey Navalny, è morto in carcere l’uomo di cui il Cremlino aveva più paura
I sostenitori e i familiari di Navalny da sempre hanno sostenuto l’implicazione del governo nella morte del politico e attivista. «Scienziati di cinque Paesi europei lo hanno stabilito: mio marito, Alexei Navalny, è stato avvelenato con epibatidina, una neurotossina, uno dei veleni più letali sulla terra. In natura, questo veleno si trova sulla pelle della rana freccia dell'Ecuador. Causa paralisi, arresto respiratorio e una morte dolorosa», ha scritto in un post su X Yulia Navalnaya, la vedova di Alexei Navalny. «Ero certa fin dal primo giorno che mio marito fosse stato avvelenato, ma ora c'è la prova: Putin ha ucciso Alexei con un'arma chimica - continua -. Sono grata agli Stati europei per il lavoro meticoloso che hanno svolto in due anni e per aver svelato la verità. Vladimir Putin è un assassino. Deve essere ritenuto responsabile di tutti i suoi crimini».










