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Ultimo aggiornamento: 14:39
I governi di Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi accusano apertamente lo Stato russo di aver assassinato l’oppositore Alexei Navalny utilizzando una “rara tossina letale”. Si tratta della epibatidina, una tossina presente nelle rane freccia velenose del Sud America. La presa di posizione è arrivata con una dichiarazione congiunta diffusa a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, a due anni dalla morte del principale dissidente del Cremlino in un carcere del Circolo Polare Artico, il 16 febbraio 2024.
Secondo quanto affermato dai cinque Paesi europei, Navalny sarebbe stato colpito deliberatamente con una sostanza tossica, nel quadro di una strategia volta a eliminare una delle figure più rilevanti dell’opposizione politica russa. “Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny, temendo la sua opposizione»” ha dichiarato il Ministero degli Esteri britannico, parlando di un’azione diretta e consapevole. Sei mesi fa era stata Yulia Navalnaya, vedova del dissidente, a denunciare l’avvelenamento dopo le analisi di due laboratori internazionali.
La dichiarazione congiunta segna un ulteriore inasprimento delle tensioni diplomatiche tra Mosca e diverse capitali europee. Londra ha annunciato di aver segnalato formalmente la Russia all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), l’organismo internazionale con sede all’Aia incaricato di vigilare sul rispetto della Convenzione sulle armi chimiche. L’iniziativa britannica punta ad attivare i meccanismi di controllo e verifica previsti dal diritto internazionale, con possibili conseguenze sul piano sanzionatorio e politico. Le analisi dei campioni prelevati da Navalny, “ha confermato in modo definitivo la presenza di epibatidina“. I cinque Paesi hanno dichiarato che “solo lo stato russo aveva i mezzi, il movente e il disprezzo per il diritto internazionale” per portare a termine l’azione.










