CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - Sulla soglia dell’hotel Franceschi, dove alloggiano le azzurre di sci alpino, campeggia lo scudetto tricolore, sfondo del brindisi d'oro per Federica. Dal terzo piano del condominio Ca' Revis, situato al di là del giardino imbiancato, sventola lo striscione di incoraggiamento: “Forza Sofia!”. In fondo a via Battisti, fra un De Chirico e un Balla selezionati da Farsettiarte, a Casa Italia le telecamere sono tutte per Deborah. Nel raggio di 300 metri, tre icone olimpiche: Brignone, Goggia e Compagnoni, che insieme sono una somma di 11 medaglie, andando a ritroso da Milano Cortina 2026 a Pechino 2022, Pyeongchang 2018 e, dopo un salto cronologico degno del Duca d’Aosta, Nagano 1998, Lillehammer 1994 ed Albertville 1992.

Ecco, quando Deborah Compagnoni si aggiudicava il SuperG sulla pista di Méribel, Federica Brignone andava al nido e Sofia Goggia doveva ancora nascere. Ma forse una generazione di distanza è proprio il tempo giusto per osservare, capire, rielaborare. «È stata una giornata memorabile», dice l’ambasciatrice dei Giochi (e designer della linea Altavia per Ovs) al Tg La7, alludendo al SuperGigante vinto dalla “Tigre” Brignone, per cui confida di essersi commossa come mai nella propria carriera.