dalla nostra inviata
CORTINA D’AMPEZZO (BELLUNO) - Alza i bastoncini al cielo, scoppia in lacrime nell’abbraccio con le compagne, si annoda il tricolore sulle spalle, scruta la medaglia di bronzo. «L’ultimo colore che mi mancava...», autoironizza Sofia Goggia, prima di sfoderare il sorriso. La foto con i volontari in servizio all’Olympia delle Tofane, il brindisi con i sostenitori all’hotel Franceschi, la festa a Casa Italia. Dispiaciuta e felice: «Ho sbagliato sullo Schuss, sono arrivata al Duca d'Aosta e sentivo che non andavo avanti. Ma va bene così, comunque è solo la prima di quattro frecce da scagliare in questa Olimpiade». L’arco è già teso per la combinata di domani.
Oro a PyeongChang 2018, argento a Pechino 2022, bronzo a Cortina 2026. La “Ninja” bergamasca se lo dice da sola: «Tre gare di discesa libera in tre Olimpiadi e tre podi, top, tanta roba». Tanto più perché la sua partenza è avvenuta quasi a ridosso della terribile caduta di Lindsey Vonn. «Dopo l'errore iniziale – spiega – sotto ho provato a sciare più forte possibile. Ma chiaramente dopo tutta quell'attesa anche con la Vonn la pista era completamente al buio dalla grande curva in poi. Quindi penso che per come si era messa la situazione, io sia riuscita a fare un’ottima gara, di cuore, di coraggio, da Goggia. Avrei firmato? Sì. In partenza io avevo il numero 15 e già faceva caldo quando è caduta la Vonn, siamo stati oltre venti minuti ed è stata un'attesa lunga e sentivo il casco nero e caldissimo, ci si potevano far sopra delle uova perché bolliva proprio...».












