La colazione è una metafora della vita. I sogni svaniscono all’alba, il ricordo onirico evapora proprio nel tempo della colazione per poi sgretolarsi come una fetta biscottata sotto al peso del coltello. La fetta biscottata è uno scherzo in loop, appendice demoniaca nata per frantumarsi e innescare la prima frustrazione. Da tempo, infatti, ho scelto di non servirmene. In ogni caso al risveglio si frantuma l’ambizione di rispettare un adagio familiare, «il caffè va bevuto seduti». Non so da dove arrivi, forse dal proverbio milanese «ul cafè al va bevu sbruient, sedent e per nient» (va bevuto bollente, seduti e senza pagarlo).

Il punto è che per eccesso di generosità non lo bevo mai da seduto né bollente: siccome la colazione è metafora della vita, agli albori provo a dare il meglio. Ossia: spremuta per tutti (e la tignosa pulizia dello spremiagrumi), sbuccio e taglio a fette due mele e una banana, intiepidisco i croissant, in tavola dispongo biscotti, stoviglie, burro, marmellata e fette biscottate (ovvio non per me). Tento di concorrere al buon risveglio del focolare e così non basta il tempo per il caffè seduto. Di grottesco c’è che la speranza dell’altrui buon risveglio si frantuma illico et immediate: «Dormito bene?», «Una merda». Amen.