Non è solo una questione di cavi, di scavi o di dati che corrono più veloci sotto il manto stradale delle nostre città e, soprattutto, dei borghi più remoti. È qualcosa di più profondo, su cui si gioca inevitabilmente buona parte dello sviluppo futuro del Paese. I numeri sono inequivocabili e il dato più significativo è quello del moltiplicatore economico: per ogni euro investito nella banda ultralarga in fibra si generano 4,4 euro di Pil.

Se ne parlerà lunedì prossimo all’Università Luiss Guido Carli di Roma che per l’occasione diventerà il centro di gravità di una riflessione che non ammette più rinvii. Il titolo dell’evento, “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso”, suona come un ultimatum garbato ma fermo a un Paese che ha costruito l’autostrada, ma che fatica ancora a ingranare la marcia.

Tre studi

Tre gli studi che saranno presentati. Il dato che suona come una sveglia (e insieme come una buona notizia) arriva dal report “Lo switch-on della fibra Ftth: impatti economici e occupazionali per l’Italia”, curato da Marco Vulpiani, senior partner, head of Deloitte Economics. Nelle aree bianche – i comuni a “fallimento di mercato”, dove il privato non investe senza una spinta data da incentivi pubblici – ogni euro speso in Ftth (la fibra fino a casa stesa in quelle aree da Open Fiber che ha vinto tre bandi pubblici) ha generato, come detto, finora 4,4 euro di Pil.