ROMA - Ci sono 700 milioni per il Fondo nazionale connettività, che dovrebbe concedere più tempo per portare le connessione a 1 giga in giro per la penisola. E ancora 888 milioni per sostenere gli investimenti infrastrutturali nella Zona economica speciale unica del Mezzogiorno. Per Transizione 4.0 zero, utile a favorire gli investimenti delle aziende, sono destinati 3,5 miliardi. Quasi 800 milioni vanno al fondo per l'agrisolare, il veicolo per sostenere l'uso delle rinnovabili nel mondo agricolo italiano ammodernando i pannelli e i sistemi energetici dei capannoni. Le misure sono alcune dei dieci nuove traguardi previsti dall'Italia nella revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Roma ha già ricevuto il via libera dalla Commissione Ue, come emerge da un documento datato 4 novembre. Il testo è di fatto il primo via libera tecnico della Ue e costituisce la base per l'ok definitivo che il Consiglio dell'Unione europea prenderà a breve.

La revisione da 14 miliardi di euro servirà a portare a termine l'attuazione del piano nei tempi previsti, dando anche modo di far vivere una parte delle risorse oltre la scadenza di agosto 2026. Alcuni correttivi sono necessari perché le misure non erano più realizzabili per carenza di domanda. Altri risentono dei costi dell'inflazione. Altri interventi, infine, sono stati corretti perché arrivare all'obiettivo che il governo si era dato non è più possibile per via delle condizioni di mercato, come per lo sviluppo del trasporto pubblico di massa o per il piano che punta a mettere a disposizione degli universitari 60mila posti negli studentati. Il fondo studentati è proprio uno dei veicoli che permetterà al Pnrr, o meglio alle risorse del Piano, di poter essere impiegate, a determinate condizioni, anche dopo la prossima estate. In concreto la costituzione del fondo, la scelta della società pubblica che lo dovrà gestire, la governance e le tempistiche per completare i progetti diventeranno il traguardo che permetterà di ottenere i soldi. Una volta destinate al veicolo, i fondi potranno essere messi a frutto nell'arco di due o tre anni, prevedendo, come per ogni progetto del Recovery, scadenze prefissate.