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12 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:40

Non solo il nuovo Ponte sullo stretto, ora la mafia punta dritto anche al grande progetto della transizione digitale finanziato con i fondi del Pnrr e cioè il Piano strategico banda ultra larga (Bul). E’ un inedito assoluto a livello nazionale quello che emerge dall’indagine della Dia di Milano coordinata dal colonnello Giuseppe Furciniti. Ed è un inedito che se pur non coinvolgendole direttamente apre uno squarcio sulle modalità di controllo delle società partecipate dal governo italiano che sono garanti del piano strategico per il paese.

Per quattro anni, infatti, a partire dal 2022 la Semis srl controllata di fatto dal messinese Mario Aquilia, condannato per mafia e per aver favorito il clan di Barcellona Pozzo di Gotto, seppur già interdetta in via definitiva ha incassato 4,5 milioni di lavori da due società, la Telebit spa e la Inpower Group Consorzio Stabile, che a loro volta avevano ricevuto l’appalto dalla non indagata Open Fiber spa, partecipata per il 60% dal ministero dell’Economia e delle Finanze. “Interdittiva antimafia – scrive il pm – che avrebbe dovuto precludere ogni possibilità di partecipare all’esecuzione di opere pubbliche secondo la normativa vigente sugli appalti pubblici. Così non è stato”. E così a finire in amministrazione giudiziaria per un anno da oggi sono Telebit e Inpower dopo una serrata indagine della Dia milanese coordinata dal pm Silvia Bonardi. Alle quali si aggiunge un sequestro preventivo per 1,5 milioni a carico di Mario Aquilia. Ma il dato che inquieta è ben sottolineato dalla Procura di Milano quando spiega che la Siemis il cui titolare è legato alla potente frangia di Cosa nostra della provincia di Messina “lavora sul territorio lombardo e ha rapporti di fornitura e collaborazione con società che operano per conto del governo italiano in appalti pubblici sul territorio nazionale per il posizionamento della fibra ottica”.