Quello che nei giorni scorsi era apparso come un ritrovamento già sconvolgente, oggi assume contorni ancora più gravi. Nel fosso di Scossicci, accanto al cavalcavia dell’A14 fra Loreto e Porto Recanati, nel Maceratese, continuano ad affiorare sacchi pieni di ossa. Scheletri di cani, morti da tempo, abbandonati come rifiuti. Il bilancio sale a 45 cadaveri. E la conta potrebbe non essere conclusa.
Dopo i primi 28 resti recuperati tra sabato e lunedì, nella serata del 12 febbraio i volontari dell’Oipa tornati nell’area per cercare eventuali microchip nel terreno e hanno individuato altri 17 sacchi contenenti ossa. Alcuni sono stati già prelevati, altri restano incastrati tra rovi e sterpaglie in una zona difficile da raggiungere.
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La nuova scoperta tra i rovi
I volontari erano tornati a Scossicci con un obiettivo preciso: setacciare il terreno attorno ai primi ritrovamenti per individuare microchip eventualmente sfuggiti durante la decomposizione. Un lavoro paziente, quasi archeologico, nella speranza di restituire almeno un nome a quei corpi. Ma addentrandosi in un’area più impervia, hanno visto altri sacchi. Neri, chiusi, gettati nel fossato. Dentro, altri scheletri. Resti molto datati, in alcuni casi compatibili con morti avvenute anni fa. Un elemento che rafforza il sospetto che l’area possa essere stata utilizzata per lungo tempo come punto di smaltimento illecito.









