di Antonio Soccigiovedì 12 febbraio 20264' di letturaIl “politicamente corretto”, com’è noto, ha aspetti grotteschi e anche ridicoli, ma sarebbe sbagliato sottovalutarlo. Perché, come insegnava Orwell, cambiare il linguaggio significa cambiare il pensiero e la mente degli individui e delle collettività. E cambiare il pensiero collettivo significa cambiare la realtà. Ma, oltre al codice del politicamente corretto, anche altre filosofie o ideologie o culture (che si possono definire genericamente “progressiste”) seguono la stessa traiettoria: influenzano il linguaggio e hanno effetti profondi. Lo si vede perfino nella Chiesa cattolica, per esempio nelle traduzioni delle Sacre Scritture. Il testo biblico originario è in ebraico, aramaico e greco ed è stato tradotto in lingua latina nel IV secolo da san Girolamo (la cosiddetta Vulgata). Il problema sta nella sua traduzione in italiano, influenzata dal politicamente corretto o dalla mentalità modernista e dalla teologia protestante. A sollevare molti dubbi, con un’ampia casistica, è il volume La Bibbia come Dio comanda (Le Sacre Scritture tradotte o tradite?) da oggi in libreria per le edizioni Piemme. Ne sono autori Saverio Gaeta e “Investigatore biblico”, pseudonimo di un consacrato eremita che da tempo su un blog esamina criticamente le traduzioni moderne della Bibbia.Ad esempio, la settimana scorsa Leone XIV ha giustamente spiegato che «non si può ridurre il Vangelo a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù». Purtroppo però l’attuale prevalenza, nella Chiesa, dei temi sociali su quelli spirituali si riflette nelle traduzioni. Consideriamo il termine “poveri”. L’edizione Cei 2008 della Bibbia traduce Salmi 34,3: “I poveri ascoltino e si rallegrino”. Mentre nella Vulgata di San Girolamo si legge: “Audiant mansueti et laetentur”, fedele al testo ebraico che – spiegano gli autori - usa la parola “anawim”, «che nel vocabolario Reymond ha come primi significati “oppresso, maltrattato, umile” e soltanto alla fine suggerisce “povero” (distinto tuttavia dall’indigente, in difficoltà economica, per definire il quale si usa la parola “ebionim”). Di qui la traduzione anche dell’autorevole rabbino Dario Disegni con “umili”». Dicendo “Beati i poveri in spirito” (Mt 5,3) Gesù intende chi si sente bisognoso di salvezza e riconosce la propria indigenza spirituale, non materiale. Va letto come Sofonia 2,3: “Cercate il Signore voi tutti, umili della terra”, che però la Bibbia Cei 2008 traduce: “Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra”.L'arte prescritta come una cura: la salute si ritrova nei museiCurare con la cultura. Andare a teatro, al museo, in pinacoteca, perché no pure a una mostra di provincia, per se...