A chi ha seguito le vicende della famiglia nel bosco di Palmoli con facilità viene in mente il Leviatano di Thomas Hobbes. Metafora di uno Stato intrusivo, onnipotente dinanzi ai diritti individuali, pronto a punire con spirito coercitivo chi non si mette in riga, uno Stato-monstre, dunque, non lo Stato che protegge, accompagna, aiuta ma lo Stato che uniforma, omologa, domina. Dunque i tre bambini di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion non torneranno a Natale dai genitori.
Il Tribunale per i Minori dell’Aquila ha confermato quanto stabilito dalla Corte d’Appello e cioè che i bambini dovranno restare nella casa famiglia di Vasto dove sono stati collocati lo scorso 20 novembre. Gli assistenti sociali hanno fatto trapelare in modo malizioso e del tutto anomalo trattandosi di minori particolari sulla vita dei bambini (si lavano poco, si cambiano poco, hanno paura della doccia, temono il sapone, avrebbero spazzolini da denti di peli d’asino…) che potessero giustificare la sentenza punitiva arrivata ieri. Gli avvocati della famiglia denunciano intanto la diffusione integrale di ordinanze e relazioni che attengono a dati e fatti personalissimi dei minori coinvolti: tra queste anche presunte malattie gravi mai curate.







