È il cattivo per eccellenza, ma quando gli hanno offerto di essere lo spin doctor di Putin ha temuto guai. Per fortuna Paul Dano ama le sfide

di Enrica Brocardo

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Una regola non scritta di Hollywood è che se sei un attore di talento ma non hai la faccia da protagonista – quel tipo di bellezza o carisma standard – o, peggio ancora, hai un viso “strano”, ti vengono offerti ruoli da cattivo. Paul Dano, americano, 41 anni, è stato l’egocentrico e manipolatorio Eli Sunday in Il petroliere di Paul Thomas Anderson, John Tibeats, lo schiavista sadico in 12 anni Schiavo di Steve McQueen, l’Enigmista in The Batman del 2022. Ne Il mago del Cremlino, scritto da Emmanuel Carrère e diretto da Olivier Assayas, in concorso all’ultimo Festival del cinema di Venezia e nelle sale dal 12 febbraio, Dano è Vadim Baranov, il produttore televisivo e in seguito spin doctor dietro l’ascesa al potere di Vladimir Putin (interpretato da Jude Law): più che un villain in senso classico, è un individuo opaco, sfuggente. Altro ruolo per cui la sua faccia si presta alla perfezione. “Mi ha fatto riflettere sull’archetipo del mago nella narrativa fantasy: c’è sempre una fase di apprendistato, quindi ci dev’essere un maestro. Penso che Putin sia stato, all’inizio, una sorta di mentore per lui. Non credo che partisse con l’intenzione di diventare “oscuro”. Aveva iniziato nel teatro, che è una causa nobile”.