“L’ho incontrato due volte a cena negli anni novanta e posso assicurarvi che Donald Trump è così stupido come ve lo immaginate. Dargli del porco è un insulto per il maiale”. Matthew Modine va a raccogliersi l’applauso facile. Alto e magro come un chiodo, maglia a strisce orizzontali grigie, gialle e nere, il Joker di “Full Metal Jacket”, nonché il dottor Brenner di “Stranger Things”, dopo la presenza ai David di Donatello plana al Riviera International Film Festival 2026 per una lunga calorosa giornata con il pubblico di Sestri Levante.

Dagli inizi nella scuola di recitazione della storica Stella Adler, passando per il lungo set di Kubrick e fino ai giorni nostri dove il cinema è diventato serialità web, il 67enne Modine si muove sinuoso e magnetico come un guru. Anche se quando un faretto fortissimo gli viene sparato sul viso per un’intervista, va a prendere una lunga scopa dai bagni del cinema e prova a chiuderlo dandogli delle botte furiose.

“Abitavo nello Utah da ragazzino e andavo a vedere con papà i film con i poveri pellegrini bianchi attaccati dai selvaggi indiani. Poi all’improvviso quando vidi Piccolo grande uomo di Arthur Penn rimasi folgorato: aveva ribaltato il punto di vista, mostrava cosa pensavano e vivevano gli indiani”, ricorda Modine.