In perfetto stile olimpico, aderendo al clima che si respira in città, il sindaco di Milano, Beppe Sala, la tocca piano, ma la tocca (tipo curling...). «Io, al posto della segretaria del Pd, Elly Schlein, sarei venuto qua», alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Perché sono un evento mondiale, convincente e vincente, come testimoniano le cronache di questi giorni. «Evidentemente» la segreteria del Pd «ha impegni tali che non le permettono di venire a Milano. Apprezzo, invece, il riconoscimento che ha fatto rispetto al nostro lavoro e al valore dei Giochi». E ci mancherebbe. Sala - così come i governatori della Lombardia, Attilio Fontana, e del Veneto, Luca Zaia (oggi ex), insieme al presidente della Fondazione Milano Cortina, Giovanni Malagò, e al governo in carica - si è battuto come un leone, prima per portare l’evento in Italia e poi per farle funzionare.

Scoprire che la segretaria del Partito democratico non verrà a vedere alcuna gara dei giochi olimpici, come ha spiegato la Schlein, avendo già saltato la cerimonia inaugurale andata in scena allo stadio di San Siro, legittima una certa irritazione, definiamola così. Anche perché, politicamente parlando, il gesto della segretaria del Pd finisce per sterilizzare le polemiche del sindaco Sala nei confronti della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, più volte accusata dal primo cittadino del capoluogo lombardo di non «occuparsi» di Milano, di non venire mai in città, arrivando addirittura a parlare di «sgarbo istituzionale».